 Un album in divenire; potrebbe essere questa una buona definizione per descrivere in poche parole lo stile dei Sacrum. Che, per completare la premessa, sono un gruppo argentino (come probabilmente si intuisce dai buffi cognomi di certi membri), che si è rivolto personalmente ad EP per una recensione, dimostrando quindi buon spirito di intraprendenza, anche se mi chiedo se la band leggerà mai la recensione, dato che non è stata ancora creata una versione spagnola del sito (ma immagino che Thor si stia attrezzando…). I primi due pezzi di questo “Cognition” lascerebbero presupporre di trovarsi di fronte alla solita tiritera prog, molto influenzata da gruppi come i Dream Theater e, anche se in parte minore, dai vicini di casa e più celebri Angra, specialmente per l’uso delle tastiere. La voce di Estanislao Silveyra è una di quelle che si possono definire come interessanti ma non particolarmente innovative, piacevole da ascoltare ma che potrebbe anche benissimo rimanere nell’anonimato. Invece basta arrivare al terzo pezzo per rendersi conto che lo stile dei Sacrum non è quello che sembra. Infatti, ai classici cambi di tempo (neanche tanti, a dire la verità) e ai virtuosismi si accompagnano molti elementi facenti parte di altri generi, che si fondono insieme in un amalgama che ha spesso del sorprendente. Si comincia con “In Memory”, che segue i canoni tipici del prog ma insiste sull’uso dei cambi di tempo in modo esasperante, e si continua con “Made As One”, che mantiene per quasi tutta la sua durata un andamento etnico, vivace e abbastanza allegro, ma che riserva un finale velocissimo e in stile tipicamente thrash. La vera sorpresa però è “Sacrum”, ovvero sette minuti di parapiglia musicale, perfettamente organizzato. Il lento organo dell’introduzione fa da punto di partenza per un riff veloce, sul quale si imposta un cantato growl (interpretato da uno special guest) cupo e totalmente diverso da tutto il resto, sul quale la voce di Silveyra porta nuovamente la calma; nella seconda parte del brano torna la voce growl e il ritmo scivola fra un cambio di tempo e l’altro, in un crescendo di potenza e di vivacità. “Sacrum” è senza dubbio il miglior brano dell’album, e fa dimenticare del tutto la prima parte dello stesso, molto più piatta e inconcludente; a questo proposito una nota positiva spetta anche alla conclusiva “No Turning Back”, due minuti e mezzo di voce, piano e chitarra acustica, per un’atmosfera malinconica ma al tempo stesso piacevole. Bell’esordio.
Line up: Estanislao Silveyra: voce e chitarra Martìn Guerrero: chitarra Agustìn Sedano: batteria Mariano Herriz: tastiere Diego Cipolla: basso
Track list: 1- Translation 2- The Dream Prisoner 3- Stay 4- In Memory 5- Made As One 6- Sacrum 7- Innerself 8- Cognition 9- No Turning Back
Sito ufficiale: www.sacrum.com.ar
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