 Un progetto interamente strumentale di prog metal complesso, in cui è difficile ritrovare influenze precise, in quanto i due autori riescono a stemperare bene le fonti di ispirazione in quelle che sono due menti creative e brillanti. I brani sono ricchi di cambi di tempo e bisogna riascoltarli più volte per non smarrirsi nei ritmi pressanti, ancora più incredibili per gli effetti ottenuti se ci si ricorda (e non sempre è facile) che gli autori sono solamente due, e dove la parola “estetico” farebbe venire in mente di primo acchito il culto per la bellezza che qui si esprime sotto forma di ricerca della perfezione sul pentagramma. A vederla così, sembrerebbe che stessimo parlando dell’ennesimo polpettone prog senza capo né coda, ottimo tecnicamente ma privo di anima, e il discorso sarebbe concluso non appena fosse terminata la descrizione delle mirabolanti imprese che i due musicisti toscani (attenzione!) riescono a compiere senza stravolgere gli ascoltatori. Il colpo di genio invece risiede nell’ideologia del duo, che si professa portatore della fulgida bandiera del “misogynous metal”, e dichiara senza mezzi termini che prima di tutto vengono gli intenti personali, ovvero mettere nel proprio carniere quante più prede femminili possibili, tutte compiacenti e felici, dato che i due dichiarano di essere talmente appetibili che nessuna donna potrebbe dire loro di no (vogliamo scommettere?). Come secondo obiettivo viene la celebrazione dell’arte cinematografica, con le uniche parti parlate del disco, comprendente una serie di citazioni estremamente dotte, tra cui un riferimento a “L’Armata Delle Tenebre” e a tutta una serie di altri capolavori di valore impareggiabile, come i film di Moana Pozzi, ed una importante domanda filosofica che introduce “No Is The Answer”. Altro che dolce stilnovo: la donna è un oggetto, anche abbastanza fastidioso, incoerente, intellettualmente inferiore all’uomo, meritevole solo di essere utilizzata a scopi ricreativi. È proprio vero che alla musica si possono dare mille interpretazioni, perché l’unica nota stridente in questo capolavoro di ironia (e se non è ironia, mi impegno formalmente a dispensare amichevoli pacchette sulla testa dei due musicisti, stile “sì, bravo, hai ragione, adesso però torna a giocare”, alla prima occasione) è la difficoltà ad associare uno spirito così leggero, degno di certi capolavori di eloquenza dei Manowar nei loro momenti migliori (o peggiori?), con una musica così complessa ed emozionante, che raggiunge il suo apice con la conclusiva “Friends Of Us”. Forse però è proprio questa la particolarità del progetto Come dite? Vorreste poi sapere che cos’è quella cosa senza la quale le donne non possono vivere? Alla fine del disco viene data una risposta, ma ho come la sensazione che non sia effettivamente questa la risposta alla quale i due musicisti pensavano…
Tracklist: 01. What Women Can't Live Without 02. The Kazaki Truth 03. Join Our Army 04. "No" is the Answer 05. The Female Inconstancy 06. Friend of Us
Lineup: Matteo Buti: chitarra e programming Lorenzo Pinto: tastiere
Myspace: www.myspace.com/theaestheticproject
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