| 03/06/2010 : Megadeth + Labyrinth + Sadist (Bologna) |
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| Inserito il Mon 28 Jun 2010 by max_moon (78 Letture) |
03/06/2010 : Megadeth + Labyrinth + Sadist (Estragon, Bologna)![]() Uno dei trend più diffusi degli ultimi anni è quello che vede molti gruppi ricorrere all'esecuzione dal vivo (per intero) di dischi di grande successo in un'operazione dal forte sapore nostalgico-commerciale. Personalmente, vedo questa "moda" molto positivamente quando consente di assistere alle live performance di album davvero storici e fondamentali: pensate a veri capolavori come "Master Of Puppets" e "Reign In Blood" (eseguiti dal vivo negli scorsi anni). A chiudere una sorta di ideale trittico di pietre miliari del thrash metal non ci poteva essere niente di meglio di una calata italica dei Megadeth, dalle nostre parti per farci assaporare tutto il grandioso "Rust In Peace" nella sua energia straripante unita ad una tecnica sopraffina, da sempre il connubio di successo che caratterizza il classico 'Deth sound. Se alla setlist di grande richiamo aggiungete anche il ritorno del figliol prodigo Dave Ellefson al basso allora capirete come queste date, subito precedenti quelle della reunion dei cosiddetti Big Four nel festival itinerante Sonisphere, abbiano davvero qualcosa di speciale e forse irripetibile. Quel che più conta in un concerto è comunque sempre la performance e anche in tal senso questo si conferma davvero come un grande momento per i fans del classic thrash ed in particolare della band capitanata dal rossocrinito Dave Mustaine. I Megadeth di oggi sono in forma come non li vedevo dal tour di "Youthanasia", e oggi possono dare sfoggio della loro tecnica con una scaletta che esalta le doti di quattro musicisti al massimo della forma. Prima di analizzare la prestazione degli americani spendiamo volentieri un po' di parole per commentare i due brevi show di riscaldamento di questa serata, suonati da due delle più dotate metal bands nostrane: SADIST e LABYRINTH. ![]() I primi cominciano con il botto il loro breve show presentando le prime tracce del nuovo disco "Season In Silence", che li ha confermati tra i protagonisti della scena extreme-prog. Il nuovo album è molto prog e, oltre a mettere in mostra riffs complessi e veramente heavy, è in grado di dispensare anche squarci melodici davvero piacevoli, con tanto di influenze settantiane a livello tastieristico (vi ricordate i grandi Goblin nelle colonne sonore dei film di Dario Argento?). La parte finale dello show ci fa tornare ai tempi del grandioso "Tribe" con la titletrack, e ripropone "Christmas Beat" (ormai divenuta "la canzone di Babbo Natale") con il solito Trevor a ringraziare ed arringare i fans presenti nel suo consueto stile molto tranquillo e simpatico, in totale antitesi con la ferocia delle sue vocals. I Sadist dal vivo, grazie ad una tecnica superiore e ad una stage presence di buon livello, fanno sempre una bella impressione. ![]() Il filo conduttore di questa serata, dal punto di vista musicale, è probabilmente la grande tecnica strumentale, un aspetto nel quale anche i toscani Labyrinth eccellono senza ombra di dubbio. Il ritorno di Olaf Thorsen e la seconda parte del disco di maggiore successo della formazione, "Return To Heaven Denied", sono notizie che non potranno non far piacere a molti dei fans del gruppo che vede l'ugola di Roberto Tiranti come sempre chiamata a fare gli straordinari per rendere giustizia ai piccoli classici del passato ("Moonlight" rientra nella categoria) o a perle del calibro di "New Horizons". Viene eseguita "A Chance" dal nuovo disco, confermando la buona sensazione suscitata dal pezzo durante l'esecuzione dello stesso all'Italian Gods Of Metal. Il power metal, ancorchè molto tecnico e proggy come quello proposto da questi musicisti, è certamente sceso di molto nella scala di gradimento del metallaro medio, ma la band riesce comunque a piacere ad una buona fetta di pubblico ed è quindi da attendere la risposta di fan e critica al nuovo album, al quale seguirà certamente un importante tour di supporto che ci dirà quanto i Labyrinth potranno risalire la china dopo aver vissuto gli alti e bassi di una carriera comunque sempre interessante. In bocca al lupo. ![]() Che i Megadeth avessero una vasta fanbase in Italia si sapeva, ma l'entusiasmo con cui questo tour della band è stato accolto mi è parso anche superiore rispetto alle più recenti esibizioni in Italia del gruppo americano. In particolare è del tutto evidente che la band sia riuscita dove molte bands storiche hanno fallito. Alludo alla capacità di rinnovare il proprio seguito di appassionati coinvolgendo nuovi giovani ascoltatori, per un ricambio generazionale che è assolutamente vitale per le grandi formazioni. Un successo, questo, parzialmente dovuto al ritorno in voga del thrash, che ha fatto scoprire classici come "Rust In Peace" anche ai più giovani metallari, e probabilmente dovuto anche alla furbizia di Dave Mustaine nel vendersi e far parlare di sè in ogni situazione possibile e immaginabile (bella mossa firmare per la Roadrunner che ha creato il sito Blabbermouth.net). Se il leader dei Megadeth non è esattamente nella top ten dei personaggi del metal più simpatici e modesti, questo non può minimamente scalfire la sua abilità nel songwriting o nell'esecuzione strumentale di pezzi come la nuova "This Day We Fight", della evergreen "In My Darkest Hour" o della classica "Wake Up Dead", rovesciati sul caldissimo pubblico in apertura di concerto come se si trattasse di lava. ![]() Quello che segue è il momento più atteso della serata, con l'intero "Rust In Peace" snocciolato in scioltezza e quasi senza pause per l'evidente gioia di una audience che non chiede altro. Citare i vari pezzi di "Rust In Peace" può quasi apparire superfluo, ma è davvero splendido ascoltare dal vivo un pezzo come "Lucretia", con parti chitarristiche e ritmiche straordinarie ed una voce inconfondibile. Assolutamente all'altezza la prova di Chris Broderick e di Shawn Drover nel fare le veci degli storici Marty Friedman (del quale si sente la mancanza nei recenti dischi di studio) e Nick Menza. Se la breve "Dawn Patrol" si trasforma quasi in un festino di "bentornato" per Dave Ellefson e il suo basso pulsante, è alla conclusiva "Rust in Peace... Polaris" che spetta il ruolo di chiudere un cerchio magico (niente male anche "Five Magics") la cui memoria verrà difficilmente cancellata dal passare del tempo. Il back catalogue di songs dei Megadeth è tuttavia troppo esteso e importante per non rituffarcisi un po'. E' quanto avviene dopo la rendition della solo discreta nuova "Headcrusher" grazie a tracce come "Sweating Bullets", "Trust", "A Tout Le Monde", "Symphony Of Destruction" e la conclusiva "Peace Sells", a testimonianza della strepitosa duttilità e versatilità di una band con un leader dall'ego molto ingombrante ma con pochi pari. A quando per assistere all'intera esecuzione di "Countdown To Extinction"? Di seguito altre foto della serata. Sadist: ![]() ![]() ![]() Labyrinth: ![]() ![]() ![]() Megadeth: ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
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